• venerdì , 16 novembre 2018

Il caffè in prima linea contro il diabete

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Alcuni studi condotti dall’ Institute for Scientific information on Coffee hanno dimostrato che il consumo di tre o quattro tazze di caffè al giorno, normale o decaffeinato, in capsule o in cialde, ristretto o lungo, ridurrebbero con un’incidenza pari al 25% lo sviluppo di una delle patologie più diffuse al giorno d’oggi, il diabete di tipo 2.

L’indagine si è svolta analizzando, tramite questionari, le abitudini alimentari di 28.812 partecipanti donne e le domande vertevano, in particolare, su quale fosse la quantità di caffè giornaliera assunta da ciascuna di loro. In base alle risposte ottenute si è riempito gradualmente un quadro in cui erano presenti 4 categorie: 0 caffè; da 1 a 3 caffè; da 4 a 5 caffè; più di 6 caffè. Ebbene, confrontando le condizioni di salute tra chi non assumeva caffè e chi ne assumeva fin troppo ne è venuto fuori che bere caffè, soprattutto se decaffeinato, scongiura notevolmente il rischio di ammalarsi di diabete mellito di tipo 2.

In realtà, a detta del professor Pietro A. Migliaccio, tale scoperta non è affatto nuova in ambito scientifico: “Il sospetto che fra consumo di caffè e diabete di tipo 2 potesse esistere una relazione inversa, nel senso che i soggetti sani, consumatori abituali di caffè, fossero protetti dalla malattia rispetto ai non consumatori, era già emerso da studi pubblicati intorno al 2003/2004, studi che peraltro non chiarivano del tutto la situazione”.

Al recente studio si deve allora il fatto di non fermato ai precedenti risultati ma di aver proseguito la ricerca identificando alcuni dei possibili meccanismi che si innescano nell’organismo dei consumatori abituali di caffè che sarebbero in grado di creare una sorta di protezione nei confronti della malattia. Tali meccanismi consistono: “In un miglior controllo del danno cellulare da parte degli agenti antiossidanti presenti nel caffè e ad una riduzione delle concentrazioni di glucosio ad opera dell’acido clorogenico” continua il professor Migliaccio, “E questo spiegherebbe anche il riscontrato effetto favorevole del caffè decaffeinato, e confermerebbe l’importanza dell’effetto sinergico esercitato dai vari componenti della bevanda”. Bisogna ad ogni modo tener presente che la quantità di queste sostanze benefiche varia a seconda di quella che si considera tazza. I dati ottenuti infatti derivano dall’analisi di caffeina presente in un caffè americano le quali sono senza dubbio maggiori di quelle contenute in una tazza di caffè all’italiana. Quindi bisogna stimare che mediamente 3 tazze statunitensi corrispondono a circa 4-5 tazze nostre.

Dettagli a parte, un’altra buona notizia è giunta per chi ama il caffè e per chi, fino ad oggi, aveva il timore di abusarne quotidianamente. E allora, espresso, decaffeinato, in calde, in capsule o lungo che sia, godetevelo fino all’ultimo sorso…possibilmente poco o per nulla zuccherato.

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