• martedì , 17 luglio 2018
Come si coltiva il caffè?

Come si coltiva il caffè?

La pianta del caffè è molto conosciuta e coltivata in diverse parti del mondo, da essa possiamo trarre svariate specie di questa pianta, e diversi chicchi di caffè per la produzione più o meno uguale da esporre in commercio.

Il processo di lavorazione del caffè è abbastanza lungo. Partiamo dal momento del raccolto: a seconda della posizione e situazione geografica e in base alle condizioni climatiche il raccolto varia.

Se prendiamo come esempio il Brasile, sappiamo che la raccolta del caffè avviene verso aprile e giugno, mentre in Africa si raccoglie tra marzo e settembre, ed in Centro America da ottobre ad aprile. La raccolta può essere eseguita manualmente oppure con automezzi. Il rendimento ottimale della pianta lo possiamo ottenere verso il 6° e il 10° anno di vita, fino poi ad arrivare in diminuzione dal 15° passando poi all’estinzione verso il 40° anno. I semi vengono estratti dal frutto in due differenti modi; a umido e a secco. Quello a secco produce caffè naturali, mentre quello umido produce caffè lavati.

I caffè detti “lavati” sono un metodo che è stato utilizzato dagli olandesi nel 1740, la specie che viene spesso sottoposta a tale metodo è quella Arabica, mentre il caffè Brasiliano viene posto al metodo naturale, quest’ultimo metodo è utilizzato ancora nei Paesi con clima secco.

Fatto ciò, il caffè seleziona e setacciato viene ulteriormente classificato in vari modi:

  • L’altitudine;
  • La degustazione della bevanda:
  • La specie;
  • La provenienza;
  • L’annata di produzione;
  • La resa della torrefazione;

Dopodiché il caffè è pronto per la tostatura, da qui possiamo ottenere varie colorazioni, qua in Italia il colore è bruno, mentre nei Paesi Africani il colore è bruno intenso, e nel nor America così come nel nord Europa si predilige un colore più chiaro.

Da qui si passa alla decaffeinizzazione. La decaffeinizzazione del caffè è un metodo antico che risale a prima del 20esimo secolo, più o meno verso il 1905, chi lo scoprì fu Ludwig Roselius in Germania. Questo metodo comporta, lo dice la parola stessa, l’estrazione della caffeina. Questo tipo di estrazione avviene con tre modi diversi:

  • Con l’acqua: con questo metodo la caffeina è solubile in acqua, difatti l’acqua attraversa i chicchi di caffè, si estrae la caffeina che successivamente viene trattenuta dai filtri di carbone attivo. Ciò che troviamo è il liquido che deriva da tale metodo, ed è un liquido senza caffeina ma con tanti altri componenti solubili del caffè, dopo ciò viene reintrodotto nei semi decaffeinati dopo una parziale essiccazione. Questo tipo di metodo può durare 8 ore.
  • Il secondo metodo è quello con l’anidride carbonica: I chicchi vengono inumiditi con vapore e acqua fino al raggiungimento del 40% di umidità massima e successivamente passano nell’estrattore assieme all’anidride carbonica. L’estrazione viene eseguita con una pressione fra le 120 e le 250 atmosfere. Dopo l’estrazione i chicchi vengono essiccati.
  • L’ultimo metodo è quello diclorometano o con acetato di etile: Questo è un metodo dove i chicchi vengono umidificati con vapore e passati negli estrattori, dove il diclorometano o l’acetato di etile, che sono due sostanze organiche a norma vigente dalla legislazione europea, decaffeinizzano i chicchi. Dopo questo passo, avviene un ulteriore trattamento con il vapore per eliminare i residui e un’altra tostatura.

www.breakshop.net