• venerdì , 16 novembre 2018

Ci piace la caffeina? Dipende dai geni

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Un recente studio svolto dai ricercatori dell’Harvard School of Public Health in collaborazione con il Brigham and Women Hospital ha dimostrato come una componente genetica sia alla base del grado di piacere suscitato dal sorseggiare un caffè. Lo studio, pubblicato sulla rivista britannica “Molecular Psychiatry”, dichiara che sono alcuni specifici geni del nostro DNA a stabilire se il caffè rappresenti per il singolo individuo una bevanda a cui non potrebbe mai rinunciare o, al contrario, qualcosa che tenda assolutamente ad evitare.

In realtà, è noto già da tempo che alcuni ricercatori avevano individuato una stretta correlazione tra costituzione genetica e consumo di caffè ma esperimenti recenti hanno portato alla luce quattro nuove varianti genetiche che, in aggiunta, alle precedenti producono un totale di otto varianti collegate ad altrettanti geni: Ahr, Cyp1a, Por, Abcg2, Bdnf, Slc6a4, Gckr, Mlxpl.

L’indagine si è svolta attraverso l’analisi dei risultati ottenuti monitorando l’assunzione di bevande al caffè in circa 120 mila soggetti. Il fine: ottenere dati concreti sul nesso esistente tra consumo di caffè e struttura genetica individuale al fine di individuare i fattori responsabili delle differenze. Merito dell’indagine infatti è stato riuscire, almeno in parte, a stabilire quali siano le quantità massime e minime che ciascun consumatore abituale della bevanda possa assumere poiché si è riusciti ad identificare quale sia la giusta quantità di caffè da assumere per ottenere da essa effetti benefici.

Gli esperti concordano sul fatto che il consumo giornaliero di caffeina non dovrebbe superare i 300 milligrammi. Quindi, bisogna fare attenzione a tenere sotto controllo i consumi soprattutto in virtù del fatto che la caffeina si trova in molte più bevande e cibi di quanto ci si possa immaginare: thè, cioccolata, bibite analcoliche, guaranà e yerba mate. Si pensi solo al fatto che in un semplice espresso ce ne sono 40-80 mg per tazzina e, addirittura, tra i 100 e i 200 mg per ogni capsula o cialda di caffè.

Le conseguenze di uno studio simile potranno solo essere positive; infatti, oltre ad individuare quale sia per ciascun soggetto la quantità specifica di caffeina da assorbire, consentirà anche di: “identificare sottogruppi di persone che traggono benefici aumentando o diminuendo il consumo di caffè, per una salute ottimale” come ha spiegato la ricercatrice Marylin Cornelis, autrice della ricerca.

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